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Maria Montessori a casa nostra


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Periodi sensitivi

Maria Montessori riprende il concetto dei “periodi sensitivi” che furono scoperti in natura, in particolar modo negli insetti, ritrovandoli anche nei bambini. I bambini non crescono a caso, ma attraversano delle fasi in cui le loro “passioni psichiche”, i loro interessi, si focalizzano su un determinato aspetto o su un’attività precisa. Ogni fase porta a nuove conquiste e allo sviluppo del bambino. Attraversarle nel migliore dei modi è importante per una crescita armoniosa ed equilibrata.
Il bambino sente naturalmente una spinta interiore che lo orienta verso qualcosa di utile al suo sviluppo e trae nutrimento per la sua crescita psichica dall’ambiente in cui vive. Per questo è fondamentale preparare l’ambiente del bambino in modo che possa trovare le situazioni e le cose necessarie alla fase di crescita che sta vivendo.
Durante il periodo sensitivo il bambino che ha la possibilità di sfogare una particolare passione psichica, lavora con entusiasmo e apprende con estrema facilità, prova gioia e felicità nello svolgimento della sua attività.
Questi speciali periodi sono caratterizzati da sensibilità passeggere, che hanno un termine e vengono oggi chiamati dai neuroscienziati “finestre aperte sul cervello”.
Vediamo alcuni esempi:
– nei primi anni il periodo sensitivo del linguaggio permette ai bambini di assorbire non solo una lingua, ma anche una seconda, una terza…con naturalezza e facilità
– il periodo sensitivo del movimento dura dalla nascita ai sei anni circa, ma soprattutto durante il primo anno di vita i bambini si concentrano molto sul movimento e devono essere liberi di allenarsi, fare i tentativi che sentono di fare, trovando oggetti interessanti da afferrare, un tappeto per strisciare e rotolare, appigli per alzarsi etc etc…
Più tardi i bambini hanno bisogno di allenare la motricità fine attraverso vari esercizi e attività, soprattutto quelle di vita pratica.
– intorno ai quattro anni si impara a leggere e scrivere facilmente, mentre dopo i sei anni si fa molta più fatica. Anche i numeri risultano più interessanti prima dei sei anni. Per questo motivo non si dovrebbe aspettare l’inizio della scuola primaria per introdurre lettere e numeri.

Ogni bambino è un individuo unico e per questo motivo esiste solo un modo per riconoscere le fasi che attraversa: l’osservazione.
Io cerco di osservare molto Em. e di capire le fasi che vive guardandola mentre gioca liberamente nel suo ambiente. Cerco di capire che tipo di lavoro la attira, se ha perso interesse per qualcosa e faccio alcuni tentativi per verificare se ho capito bene i suoi bisogni, inserendo nuovi oggetti e attività nel suo ambiente.

Il periodo sensitivo dell’ordine, che si manifesta dall’anno fino ai due/tre anni, è molto particolare, può essere difficile da comprendere appieno e soprattutto può risultare complicato da gestire. A volte capita che i bambini facciano richieste che a noi possono sembrare assurde. Ad esempio a volte capita che Em. chieda che le venga passata la tazza di latte non direttamente dal padre che la riempie, ma da me. Perché? Non lo sappiamo e non possiamo comprederlo, ma ci fidiamo di lei e la assecondiamo.
Per “periodo sensitivo” dell’ordine non si intende soltanto l’ordine come lo concepiamo noi, ma può trattarsi di un ordine che segue schemi particolari che il bambino utilizza per costruirsi, in cerca di riferimenti precisi e che talvolta sfuggono alla nostra comprensione.
A volte Em. chiede con forza di ripetere alcuni gesti in determinate situazioni
perché ha bisogno di seguire una certa routine, perché ha bisogno di rifare qualcosa esattamente come il giorno prima.
Spesso queste richieste ostinate possono risultare noiose a noi adulti. Quante volte si sente dire di un bambino che fa i “capricci”! Questo modo di pensare viene dalla scarsa conoscenza dei bambini, di come sono fatti e di come avviene il loro normale sviluppo.
Bisogna avere fiducia nei bambini che, se vengono rispettati per quello che sono, senza forzature, ci ascolteranno e si fideranno di noi.

Attività con scolapasta e scovolini


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La concentrazione

La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.
Quindi come possiamo sapere se stiamo offrendo l’ambiente giusto al bambino, se stiamo proponendo i materiali e giochi adatti? Osserviamo il bambino e se lo vediamo muoversi nel suo ambiente e fermarsi davanti a qualcosa, afferrarlo e iniziare a “lavorarci”, significa che ha ciò che gli serve.

mobili bassi

i bambini devono poter raggiungere in autonomia i materiali e giochi messi a disposizione nel loro ambiente

Fondamentale è il nostro ruolo di adulto che prepara e organizza l’ambiente in maniera discreta e poi non interviene, non interrompe, non infastidisce il bambino mentre opera, mentre gioca e lavora. Perché il bambino in quel momento sta facendo qualcosa di importante per il suo sviluppo, si sta costruendo, sta crescendo. Una parola, un “aiuto” a svolgere qualsiasi attività, un suggerimento …ed ecco che il bambino si distrae, perde interesse per quello che sta a facendo, passa ad altro. Soprattutto il rischio è quello di creare una dipendenza nei nostri confronti e di rendere il bambino insicuro.
Un bambino a cui l’adulto non ha dato fiducia, libertà di movimento in un ambiente tutto a misura, possibilità di agire indisturbato in un ambiente dotato di materiali e oggetti di uso quotidiano da manipolare e scoprire, potrebbe diventare insicuro, avere scarsa autostima e poca conoscenza delle sue possibilità e capacità.
I bambini imparano da soli, con i loro tempi. I giochi possono essere un valore aggiunto nella vita di un bambino, se ben selezionati. Ma non sono fondamentali per la sua normale crescita. Ciò che davvero serve sono oggetti di uso comune, che fanno parte della nostra vita e delle nostre case o materiali naturali dei nostri giardini e dei parchi: bottiglie e scatole da aprire e chiudere, pigne, legnetti, pietre che i bambini raccolgono e oggetti vari di questo tipo.

non solo giocattoli, ma oggetti della quotidianità, di uso comune.

uno scaffale basso in cucina con: 3 paia di bottigliette trasparenti contenenti fagioli, riso soffiato e miglio, altri oggetti appartenenti alla cucina.

Una volta esaurito un prodotto contenuto in un barattolo o scatola, lo posiziono su una mensola bassa di Em. Lei quando lo vede lo prende e inizia a studiarlo e a lavorarci. Decide lei se e per quanto tempo occuparsene. E lo ritroverà allo stesso posto nei giorni a seguire per continuare da dove aveva interrotto. Questo lo faccio da sempre. Altrettanto con borse, cappelli, astucci, portafogli. Le ho messo a disposizione questi oggetti, ben inseriti nel suo ambiente, in maniera sensata e ordinata. Lei indossa i cappelli davanti allo specchio, le collane, una cravatta. Oppure porta in giro per la casa e fuori casa le sue borse. In questa maniera impara molto di se stessa e mette in pratica le diverse abilità motorie, come aprire e chiudere cerniere, scatole, tappi, infilare gli oggetti, indossare i cappelli, portare una borsa etc etc.

materiale di uso quotidiano a disposizione nell'ambiente

Una sorta di cestino dei tesori, un cestino con bottiglie e tappi da abbinare, una bottiglietta in cui inserire mollette da pacchi, un contenitore che contiene vari oggetti per fare rumore, pentolini, una scatola con dentro dei giochi e una con dei sottobicchieri di sughero

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22 mesi

I tuoi 22 mesi sono pieni di novità e di progressi importanti.
Importanti progressi nel linguaggio: ormai parli bene, chiedi sempre il perché di ogni cosa, vuoi che ti spieghi tutto più volte, ancora e ancora!
Sei curiosa e vuoi capire tutto quello che succede, cosa diciamo e perché, cosa facciamo, quello che succede intorno a noi.
Mi chiedi spesso: mamma, cosa fai? Perché ? Cosa fa? A cosa serve?
Quando ti spiego, rispondi “Ho capito!”.
La sera mi racconti quello che ti è rimasto impresso della giornata trascorsa.
E ti piace moltissimo quando ti racconto la giornata trascorsa oppure come si svolgerà quella seguente.
Sai a memoria un libro intero: Dentro di me, fuori di me

Abbiamo tolto il pannolino di giorno. Adesso usi le mutandine, le abbassi da sola per sederti sul vasino e poi le rimetti da sola, dopo esserti pulita con la carta igienica.

Metti e togli da sola le scarpe.
(Su questo argomento consiglio di leggere questo articolo del sito montessori a casa)

Hai imparato a salire da sola sul seggiolone, una conquista importante per la tua autonomia

Hai iniziato a giocare con altri bambini che non conosci, a staccarti qualche volta da me e fare amicizia al parco giochi.


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Il rispetto

Cosa significa seguire l’approccio educativo montessoriano? I principi alla base di questo approccio sono: la libertà, non intesa come anarchia, ma sempre guidata e mantenuta entro certi limiti posti dall’adulto; l’autonomia del bambino, che deve essere aiutata dall’adulto; il rispetto del bambino.
Rispettare il bambino significa considerarlo una persona. Una persona piccola, che crescendo si porta dentro tutte le sue competenze innate. Non un vaso vuoto che noi abbiamo il compito di riempire.
Per aiutare un bambino a crescere nel rispetto della sua persona, è necessario fare un passo indietro e rendersi conto che non abbiamo il compito di insegnare, ma solo di aiutare.
Cosa significa rispettare un bambino? Faccio solo alcuni esempi pratici, prendendo spunto da alcuni episodi a cui assisto quotidianamente.
Non si rispetta un bambino piccolo prendendolo di peso per spostarlo da una parte all’altra come fosse un pacchetto. Si rispetta un bambino quando ci si mette al suo livello, si guarda negli occhi, si parla con lui e gli si fa capire che stiamo per prenderlo, spiegando anche il perché di questo gesto.
Non si rispetta un bambino interrompendolo ogni momento mentre gioca, contempla, osserva qualcuno o qualcosa, si diverte, pensa, esplora…
Non è necessario dire continuamente ad un bambino cosa deve fare o non deve fare. Gli adulti dovrebbero mordersi la lingua la maggior parte delle volte che parlano ai bambini, pensarci due volte, aspettare e soprattutto osservare! Diamo tempo e modo ai bambini di fare esperienze, di capire da soli cosa è bene fare e cosa può essere pericoloso. Anticipare le loro intenzioni, ogni loro mossa dovendola discutere e giudicare, rende i bambini ansiosi, incapaci di pensare con la loro testa, insicuri…
I bambini trattati in questa maniera non vengono rispettati in quanto esseri umani in evoluzione, in quanto esseri in costruzione desiderosi di imparare, di crescere. Ma per crescere devono avere la libertà di movimento, di esplorazione che troppo spesso gli viene negata.
Non si rispetta un bambino quando lo si porta a spasso legato in un passeggino, senza possibilità di scendere, stare in terra, toccare qualcosa, muoversi in libertà.
Non si rispetta un bambino quando gli si negano esperienze, possibilità di provare ad essere autonomo. I bambini sanno di cosa hanno bisogno, sono spinti da un istinto naturale che li muove, che spinge a fare, a chiedere. E se trovano sempre un muro davanti alla fine si scoraggiano e capiscono che l’unico modo per sopravvivere sia arrendersi, rassegnarsi. I bambini che non protestano più si sono spenti, hanno smesso di lottare per il loro diritto di crescere autonomi, indipendenti e sani.


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Attività di vita pratica

Dopo aver passato tanto tempo ad osservare gli adulti che ha intorno, il bambino che ha ormai acquisito diverse capacità motorie, prova il desiderio di emulazione, di fondamentale importanza per la sua crescita.
È nella natura di ogni persona essere parte attiva del proprio nucleo sociale e collaborare in ogni attività. Rendere partecipi i bambini, fargli vedere come possono collaborare, come possono partecipare e aiutare in casa, in giardino, nei lavori manuali, li rende persone sicure, con una percezione sana di se stessi e del mondo. E non dimentichiamo che il lavoro manuale e la concentrazione aiutano lo sviluppo intellettuale del bambino e lo rendono calmo, soddisfatto e sereno.

Le attività di vita pratica di Em. intorno ai 18 mesi:

In bagno si siede su uno sgabello per togliersi i pantaloni o il pigiama (la parte superiore la sfilo io, lei sfila dalle gambe).

Appende la sua giacca e la sua borsetta in entrata, un grembiule e scopa e paletta in cucina.

In cucina, sopra la sua learning tower (un fai-da-te con sgabello ikea…) travasa, mescola, taglia cibi morbidi con un coltellino adatto, impasta, sbuccia cipolle e aglio.

Per i travasi, spesso le propongo barattoli o ciotole o bottiglie con del materiale come piccole pietre oppure cous cous o miglio da travasare con un cucchiaino.
Oppure una piccola brocca e un bicchiere per fare pratica. E uno straccetto per asciugare se versa l’acqua sul vassoio.
Allo stesso modo, se a tavola versa qualcosa, le passo lo straccetto e lei pulisce e asciuga.

Ha sempre mangiato da sola a tavola, con un cucchiaino, con le mani e poi con la forchetta. Beve da sola, ha un suo bicchierino di vetro della misura perfetta per le sue mani.

Quando mi vede passare la scopa, lei va subito a prendere la sua paletta e scopetta appesi e mi aiuta a raccogliere lo sporco e poi lo butta nella spazzatura.

Quando faccio la doccia, mi aspetta portandosi un gioco in bagno e poi stende il tappetino per me quando sto per finire (su sua iniziativa autonoma).

In sala prende un tappetino arrotolato che si trova sotto un mobile e lo stende per svolgere alcune attività specifiche (ha visto me farlo un paio di volte e poi ha iniziato a farlo senza che lo chiedessi io).

Porta posate, bicchieri e piatti (un pezzo alla volta!) dalla cucina alla sala da pranzo quando dobbiamo apparecchiare. E porta la sua tazzina con la sua bevanda per la colazione dalla cucina al suo tavolino.
Lungo il tragitto ripete ” piano piano…”

In bagno, sempre usando la learning tower, si lava le mani. E si lava i denti.

Mette i suoi vestiti sporchi nella cesta predisposta e carica la lavatrice, portando i vestiti dalla cesta alla lavatrice, dalla camera da letto al bagno, uno ad uno.

Rimette a posto i suoi giochi e i libri quando ha finito oppure a fine giornata. A volte lo facciamo insieme, a volte lo faccio solo io e lei guarda, a volte lo fa da se, senza necessità di esortazioni.

Ha a disposizione i fazzoletti e, quando ha bisogno di pulirsi il naso, le dico di prendere un fazzoletto solo (ovviamente la tentazione di prenderne tanti e alta..!) e lei prova a soffiarsi il naso.

Le ho proposto questa modalità per infilarsi la giacca in maniera autonoma http://athomewithmontessori.blogspot.it/2012/10/the-coat-flip.html
e ne è entusiasta!

 

Stanza di Em.


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Ambiente preparato in evoluzione

Il compito principale che abbiamo come genitori/ educatori è quello di preparare e curare l’ambiente in cui il bambino vive, si muove, lavora, è attivo, si riposa, interagisce con gli altri. Normalmente l’ambiente dell’adulto non è adatto al piccolo, che si sente dire continuamente no, che trova ostacoli ad ogni passo… Liberare il bambino è la prima cosa da fare. Osservarlo e comprendere le sue esigenze, la seconda. Di conseguenza riusciremo ad individuare gli arredi e i materiali migliori da mettere a disposizione, i giochi più adatti e ad eliminare tutto ciò che potrebbe essere pericoloso, che potrebbe creare ansia e nervosismo nell’atmosfera della nostra casa.
Un altro aspetto della preparazione dell’ambiente riguarda l’ordine, la bellezza, la semplicità e la pulizia: queste sono le caratteristiche che la nostra casa dovrebbe avere, sia per la mente assorbente del bambino piccolo, che porta dentro di se per la vita ciò che ha vissuto nel suo ambiente, sia per la necessità del bambino di sapere dove riporre ogni cosa, dove poter trovare gli oggetti che gli sono familiari, durante quello che viene chiamato “periodo sensitivo dell’ordine”.
Inoltre se tutta la casa è organizzata pensando al bambino, alle sue attività, alla sua voglia instancabile di lavorare, può risultare più semplice per tutti la gestione delle faccende quotidiane: se in ogni stanza il bambino ha uno scaffale basso a lui dedicato, con oggetti interessanti e adatti alla fase di sviluppo in cui si trova, può seguirci in giro per casa e avere sempre qualcosa da fare, qualcosa a cui dedicarsi con interesse.


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Luci e ombre dell’educare

Il tema dell’educazione mi ha sempre affascinato molto, forse perche’ quando nasce un bambino, nasce una speranza per la societa’ e la responsabilita’ di fronte a questo è immensa.

Di Maria Montessori ho trovato interessante in particolare il suo pensiero filosofico, pur essendo il suo approccio assolutamente scientifico. Infatti, partendo dall’osservazione dei bambini, li ha “scoperti”. Ha scoperto che i bambini hanno già dentro tutto ciò che serve per crescere, imparare, svilupparsi. Il nostro compito di genitori ed educatori non è impartire lezioni, trasmettere nozioni, ma aiutare, meglio ancora non ostacolare la loro naturale spinta ad evolversi. Tutto ciò non è assolutamente semplice, richiede intelligenza, fatica, impegno, ma soprattutto bisogna esserne coscienti.
Se per millenni i bambini sono stati considerati come vasi da riempire, esseri incapaci di qualunque cosa, significa che su quei bambini si è agito in maniera errata, sconsiderata e tutto ciò ha influito negativamente sull’andamento degli eventi su questa Terra.

Educare significa collaborare con la natura. Per un genitore dovrebbe essere scontato e naturale sapere come muoversi, come crescere i propri bambini. Invece succede che i condizionamenti siano tantissimi: il modo in cui siamo stati cresciuti influisce sul nostro modo di pensare, a volte in maniera inconsapevole. Il più delle volte riceviamo informazioni viziate dal marketing che governa ogni mezzo di comunicazione e aiuta solo a vendere. Nel nostro modo di vivere è rimasto ben poco di naturale…Per questo non è scontato sapere fare il genitore e per questo secondo me è giusto cercare di informarsi, per trovare la propria strada, per trovare gli strumenti che portano alla consapevolezza e permettono di crescere come persone ed essere educatori consapevoli.
Io vedo molti genitori che amano i figli, che gli stanno accanto, non li abbandonano…, ma che allo stesso tempo sono lontani emotivamente, che hanno comportamenti distruttivi nei confronti della personalità dei figli, della loro autostima e sicurezza. Perché? Eppure certamente li amano i propri figli. Sono persone a cui mancano gli strumenti per affrontare un compito così importante. Persone che non si fermano a riflettere, che non cercano di capire in quale modo devastante rischiano di influire sulla persona che accudiscono, che sarà l’adulto di domani, che andrà per il mondo portandosi dietro frustrazioni, rabbia, insicurezze…

Cosa significa dunque educare? Per me, che seguo quello che viene chiamato Metodo Montessori, educare mia figlia significa lavorare prima su me stessa, poi osservare la mia bambina e le sue evoluzioni, i suoi interessi, preparare quindi l’ambiente, farle trovare, per quanto mi è possibile, strumenti adeguati alla sua intelligenza che si sta sviluppando e un contesto il più possibile sereno, accogliente, adatto alla sua crescita. Ascoltare le sue richieste e necessità, le sue emozioni e condividere con lei una vita piena. Starle accanto quindi, ma in maniera molto consapevole.

Con questo post partecipo a Stiamo in ascolto

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I link di alcuni post che partecipano all’iniziativa:
Timoilbruco
Liberelettere
Sarafattoconamore

Giochi montessoriani


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Preparare, osservare, mostrare

Riassumerei in questo modo il metodo Montessori nella pratica: l’adulto prepara un ambiente adatto al bambino, ordinato e pulito, bello e semplice, concepito in modo da permettere libertà di movimento in sicurezza, con oggetti vari (giochi, ma anche oggetti reali e che appartengono a quell’ambiente) giusti per la sua fase di crescita. Poi l’adulto osserva il bambino muoversi nell’ambiente preparato per lu, per capire cosa sceglie, cosa gli piace, cosa cerca di fare. Con l’osservazione si comprendono le fasi di sviluppo del bambino, si cerca di capire in che modo potrebbe essere agevolato. Una volta individuata l’attività più adatta per il momento che il bambino sta vivendo, la si propone mostrandola in silenzio più volte quando si ha la sua attenzione.

Un esempio. Em. ha alcuni giochi e oggetti vari alla sua portata su scaffali in camera, ma anche in sala, in cucina, in bagno. In ogni stanza ha qualcosa da esplorare in autonomia. Entrando in una stanza viene solitamente attirata da questi oggetti e si mette ad esplorarli, a giocarci. Che poi noi chiamiamo gioco ciò che in realtà per i bambini è un lavoro vero e proprio: conoscere, comprendere, imparare per crescere.
Questa preparazione dell’ambiente serve a lei perché rafforza la sua percezione del mondo, di se stessa, delle proprie capacità, ma ovviamente aiuta anche me ad essere maggiormente libera di sbrigare qualche faccenda in casa o di leggere qualcosa mentre lei è così indaffarata.
In altri momenti invece mi dedico solo a lei, la guardo, la osservo in silenzio per capire cosa fa esattamente con gli oggetti che prende, quali sceglie, come li manipola… È davvero affascinante stare a guardarla. E talmente emozionante quando mi rendo conto che ha conquistato una capacità particolare! L’altro giorno è riuscita nell’impresa di inserire un pezzo di un puzzle nel modo giusto, affinando un movimento che richiede una certa coordinazione, che fino a quel giorno non era in grado di fare. Questo piccolo puzzle è sempre stato a disposizione, mai nessuno le ha detto come fare, ma alcune volte le abbiamo mostrato il movimento in silenzio mentre guardava con attenzione. Al momento giusto, il suo momento giusto, che solo lei può conoscere, ha esercitato i movimenti fino al giorno in cui le è riuscito. E solo lei sa quante altre volte ha bisogno di esercitarsi per impararlo bene. Nessuno la guida in questo. È una capacita innata e non dobbiamo ostacolarla.
La gioia che prova nel riuscire in questa impresa deve essere immensa!

Il materiale che mettiamo a disposizione dei bambini deve avere questa caratteristica: non deve servire un intervento esterno per capire l’errore o la riuscita del tentativo. Questo avviene ad esempio con i puzzle: il bambino quando riesce a sistemare il pezzo nel modo giusto se ne rende conto da solo e non ha bisogno di un incoraggiamento esterno per riuscire a farlo.


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Autosvezzamento

Da quando ho deciso di avere un bambino, ho iniziato a prendere informazioni su un mondo che mi era abbastanza sconosciuto, a prendere confidenza con alcune tematiche che non facevano parte della mia vita, cercando in rete, leggendo libri. E cercando cercando ho capito che non esiste uno stile genitoriale unico, valido per tutti, ma soprattutto che affidandosi completamente ad un pediatra non si crescono i figli nella piena responsabilità e consapevolezza.

Anche per quanto riguarda l’argomento svezzamento, abbiamo deciso una via che ci era più congeniale rispetto a quella classica, la più battuta. La maggior parte dei pediatri segue uno schema prefissato, che non si sa bene da chi sia stato deciso. A 4/5 mesi suggeriscono di iniziare a dare la frutta omogeneizzata o grattuggiata per abituare al cucchiaino. Innanzitutto i bambini dovrebbero essere allattati al seno esclusivamente fino ai sei mesi di età, come da indicazioni dell’OMS. Inoltre non riesco a capire la necessità di abituare al cucchiaino quando i bambini di sei mesi portano naturalmente alla bocca ogni cosa che hanno in mano…Infatti Em. ha iniziato subito a usare il cucchiaino per mangiare. Per i primi tempi abbiamo messo qualcosa da mangiare sul cucchiaino e lei lo ha portato alla bocca ed è andata avanti così per un po’, finché un giorno ha deciso di voler fare da sola con le dita, sperimentando la presa a pinza.
Un’altra indicazione dell’OMS per lo svezzamento è quella di continuare l’allattamento fino a due anni e anche oltre, quindi non necessariamente bisogna smettere di allattare quando si introducono i cibi solidi. In maniera graduale i bambini svezzati in questo modo arriveranno a mangiare sempre più cibi solidi e sempre meno latte di mamma. Si tratta di uno svezzamento molto più libero e tranquillo rispetto allo svezzamento classico che vede i bambini imboccati, spesso a forza, e che pretende che il passaggio dal latte ai cibi normali avvenga dall’oggi al domani, abbandonando completamente l’allattamento. In questo modo i bambini sono costretti ad ingurgitare quantità di cibo improponibili e l’aspetto che viene a mancare è quello dell’esplorazione, dell’autonomia, della scoperta. Non c’e’ attenzione verso i tempi del bambino e le sue capacità di regolarsi.


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Non ostacolare – un esempio

Em. ultimamente, da quando ha imparato a gattonare, sta cercando degli ostacoli sulla sua strada, come se volesse mettersi alla prova. Spesso si tratta delle gambe del suo seggiolone, vuole attraversarle a tutti i costi: due pioli da oltrepassare, scavalcandoli. Raggiunge la sedia, si mette in posizione, studia un po’ la situazione, poi prende coraggio e mette una mano oltre il primo ostacolo. Con titubanza. Ci pensa e ci ripensa, poi trova il coraggio, ma inizia un lamento. Io la guardo e, se si gira verso di me, la incoraggio con lo sguardo, le sorrido. È una sua scelta, non è obbligata dalla situazione, ha deciso di sua iniziativa di farlo. E io quindi la lascio fare. Anche quando sembra uno sforzo eccessivo, comincia a piangere mentre lo compie, ma mi ripeto, è la sua volontà. Sto solo attenta che non si faccia male e che non arrivi ad essere troppo frustrata dalla situazione. Insomma, se è alla sua portata e può farcela senza troppo sforzo, va bene, anche se si lamenta un po’ mentre compie l’impresa.
Quando attraversa l’ostacolo completamente, finalmente si riprende, è contenta, le viene un sorriso e si calma. Io a questo punto sono con lei a festeggiare. È stata intraprendente e coraggiosa.
Cosa significa per lei aver potuto compiere questa impresa senza interruzioni da parte mia? Che la sua personalità si può sviluppare liberamente, senza interferenze che potrebbero deviare il suo sviluppo.
Nei primi 3 anni di vita i bambini sviluppano la loro personalità, è in questi anni cruciali che si gioca quasi tutto.
Se io avessi deciso di interromperla, magari per il dispiacere di vederla affannarsi e lamentarsi per una cosa che superficialmente potrebbe sembrare inutile, avrei ostacolato il suo normale sviluppo. E avrei potuto renderla insicura.
È ripetendo errori di questo tipo con i bambini, come ad esempio interromperli continuamente mentre svolgono un’attività, distogliendoli dal loro lavoro, oppure limitandoli nella loro volontà, per paure e ansie nostre, che rischiamo di farli diventare persone rinunciatarie, che si scoraggiano, persone insicure e con scarsa autostima, incapaci di concentrarsi e di portare a termine un lavoro.
La responsabilità che abbiamo come genitori è notevole, a volte spaventa, ma alla fine basta il buon senso e l’attenzione, la ragione oltre l’amore.