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Maria Montessori a casa nostra


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Vita pratica, le polpette

Faccio le polpette di quinoa, Em. vede che utilizzo due cucchiai per farle e mi chiede di provare. Tenta qualche volta con la quinoa, ma non riesce. Poi mi viene un’idea: le dico che per imparare a fare qualsiasi cosa, serve molta pratica e le propongo di provare con la sabbia cinetica.

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Em. si concentra molto e lavora per un po’…

ed ecco le sue polpette!!

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Vita pratica, contare i soldi

Da qualche tempo Em. chiede di essere presa in braccio quando ci troviamo alla cassa per pagare nei negozi, per poter vedere bene come avvengono le operazioni.
Il suo gioco preferito a casa è far finta di essere una negoziante.
Alcuni mie vecchi portafogli sono diventati suoi e ha anche ricevuto in regalo dei portamonete, che porta sempre in borsa.
Da circa un anno riempiamo un piccolo salvadanaio con le monete che ci restano in tasca a fine giornata e ultimamente stiamo attingendo da quello per fare piccole spese.

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Ogni tanto Em. dice che vuole offrirci un caffè al bar, allora prendiamo il salvadanaio, da aprire con chiave e lucchetto, tiriamo fuori un po’ di monete, Em. legge la cifra su ogni moneta e poi le classifica dividendole per tipo in un contenitore a scomparti.

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Contiamo insieme quanti soldi abbiamo e poi si va a al bar!

 

Libertà di movimento e di utilizzo dei materiali a disposzione


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Ordine e libertà

A volte capita di menzionare la pedagogia Montessori durante conversazioni con persone che non hanno mai approfondito l’argomento e appare evidente il pregiudizio verso questa pedagogia, molto conosciuta e apprezzata all’estero, ma poco in Italia, pur essendo il paese di origine di Maria Montessori.

Solitamente quello che le persone “sanno” per sentito dire è che si tratta di un metodo che si basa sulla libertà assoluta del bambino di fare ciò che vuole..! Altre volte si sente dire quasi il contrario, cioè che si tratta di un metodo troppo rigido.

In realtà al bambino viene garantita libertà di movimento all’interno di un ambiente organizzato.

La libertà assoluta in un ambiente non preparato dall’adulto, non ordinato, ma disorganizzato e caotico, può rendere il bambino insicuro, confuso, svogliato. Un ambiente privo delle risposte che il bambino ha bisogno di ricercare, non invita all’attività e porta probabilmente a comportamenti caotici e problematici.

L’ordine è necessario al bambino, innanzitutto perché è suo bisogno primario, infatti il periodo sensitivo dell’ ordine si manifesta nei suoi primi sei anni. Per ordine si intende che ogni cosa si trovi al suo posto, che venga riposta alla fine del suo utilizzo, ma anche che nell’ambiente del bambino si trovino i materiali e le condizioni adatte alla sua fase di sviluppo, che possa trovare i punti di riferimento (oggetti interessanti, persone amorevoli, ambiente adatto, occasioni per conoscere il mondo circostante) di cui ha bisogno per potersi muovere e per poter lavorare e crescere in serenità, per poter organizzare un ordine interiore.

La libertà offre al bambino infinite opportunità di sperimentazione e questo gli permette di crescere, conoscere, evolvere.

È sorprendente il momento in cui mi accorgo che Em. ha imparato qualcosa di nuovo e di importante e quando capisco che è arrivata in maniera del tutto autonoma ad acquisire una capacità, una competenza. Non sono stata io ad insegnarle a fare qualcosa, ma ho predisposto le cose in maniera che potesse liberamente imparare qualcosa e non perché io ho deciso che era il momento, ma perche lo era davvero per lei.

Nell’ordine e nella libertà il bambino ha la possibilità di creare e di crearsi, come gli viene spontaneamente di fare, perche è nella sua natura.

Come genitori trasmettiamo le regole che servono a creare un ordine necessario, ma perché possano essere recepite e rispettate devono essere regole giuste, poche e spiegate. A me non interessa che mia figlia mi ubbidisca, piuttosto preferisco che abbia fiducia in me e che mi ascolti. Se creo un rapporto di fiducia con lei, so che mi ascolterà quando sarà veramente necessario. Sicuramente non vorrà ascoltarmi sempre o fare sempre come le dico, e trovo che questo sia assolutamente sano e normale! L’importante è che ci sia dialogo e ascolto reciproco e capacità di arrivare a compromessi quando serve.

Per quanto riguarda l’idea di rigidità che molti hanno del metodo Montessori, temo purtroppo che dipenda dall’ errata interpretazione da parte di alcuni, che non capiscono il significato profondo degli insegnamenti di Maria Montessori e non li sanno applicare quando si rapportano con i bambini. Infatti mi è capitato spesso di vedere scuole Montessori o ad indirizzo Montessori, che possono vantare di avere qualche materiale, ma in cui manca totalmente lo spirito che sta alla base di questo approccio.

Bisogna tenere a mente che il metodo non esiste, esiste solo il bambino. Osservare e comprendere il bambino viene prima di tutto il resto. Il bambino è il maestro. Il materiale ad esempio, dovrebbe essere al suo servizio, non al servizio di un “metodo”. Lo scopo del materiale Montessori è quello di proporre al bambino oggetti per lui interessanti, che lo possano rendere autonomo nell’apprendere qualcosa.  Un bambino non interessato ad un materiale, non deve essere costretto ad usarlo perché evidentemente non è il suo momento.

E se il materiale non viene utilizzato nella maniera precisa per cui è stato concepito, non è per forza un male. Se si crede nella libertà di azione del bambino, si lascia fare, in modo che possa sperimentare e magari arrivare allo stesso scopo, ma in maniera diversa, più creativa. Per me le cose importanti quando si utilizza il materiale Montessori sono: che deve essere rispettato e utilizzato nel rispetto di cose e persone e che deve essere stato presentato al bambino almeno una volta nel modo giusto prima che possa farne uso. Dopodiché, capito il significato e lo scopo del materiale, se ne può fare un uso alternativo, purché utile, sensato e rispettoso.


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Il gioco libero e spontaneo

Fin da quando ha iniziato a strisciare, Em. ha sempre avuto libertà di movimento e noi abbiamo sempre cercato di offrirle un ambiente attraente, semplice, ordinato. I materiali e i giochi che abbiamo scelto per lei e introdotto alla sua altezza nel suo ambiente, cioè in tutta la casa, hanno le stesse caratteristiche: belli alla vista e al tatto, semplici, naturali (anche qualche gioco di plastica).

Il bambino normalmente non ha bisogno di stimoli, ha invece bisogno di dare un ordine a tutte le sensazioni che riceve dal mondo esterno; è un esploratore, e come tale si appresta a scoprire il mondo attraverso il movimento e le attività libere.

Per aiutare il bambino esploratore è utile offrirgli alcuni materiali e giochi che lo portano ad essere attivo.

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Il bambino ha bisogno di trovare oggetti a sua disposizione che possano essere spostati, usati e riutilizzati, facendo anche tentativi creativi, senza che qualcuno intervenga dando consigli, facendo complimenti o commenti. Oggetti vari che il bambino può far diventare qualsiasi cosa utilizzando la fantasia.
Em. utilizza boccette e scatolette come medicine per curare il suo orsetto o la bambola. Oppure una scatola o contenitore qualsiasi può diventare un piatto da portata con qualcosa di buono da farci assaggiare.

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Quando siamo in casa Em. è sempre indaffarata, ha sempre qualcosa da fare. E mi piace trovare in giro il frutto delle sue esplorazioni, della sua continua ricerca, del suo lavoro.

stava giocando con delle perline da infilare, quando torno da lei trovo questo: ha infilato dei bastoncini di legno nei buchi della macchinina e poi le perline nei bastoncini.

stava giocando con delle perline da infilare, quando torno da lei trovo questo: ha infilato dei bastoncini di legno nei buchi della macchinina e poi le perline nei bastoncini.

 

 

 

 

 

 

 

ha sdraiato questi animali di lego su dei letti fatti con dei bastoncini di legno colorati

ha messo sdraiati questi animali di lego su dei letti fatti con dei bastoncini di legno colorati

Io credo che il bambino non abbia bisogno di una cucina finta super attrezzata e troppo realistica per il gioco simbolico, fa benissimo lo stesso con la fantasia, con quello che trova.

ha messo a scaldare una padella (un misurino del detersivo) sul buco di questo gioco

ha messo a scaldare una padella (un misurino del detersivo) sul buco di questo gioco, diventato un fornello per l’occasione

 

 

 

 

 

 

questa è la sua casetta fatta con i libri

questa è la sua casetta fatta con i libri

 


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22 mesi

I tuoi 22 mesi sono pieni di novità e di progressi importanti.
Importanti progressi nel linguaggio: ormai parli bene, chiedi sempre il perché di ogni cosa, vuoi che ti spieghi tutto più volte, ancora e ancora!
Sei curiosa e vuoi capire tutto quello che succede, cosa diciamo e perché, cosa facciamo, quello che succede intorno a noi.
Mi chiedi spesso: mamma, cosa fai? Perché ? Cosa fa? A cosa serve?
Quando ti spiego, rispondi “Ho capito!”.
La sera mi racconti quello che ti è rimasto impresso della giornata trascorsa.
E ti piace moltissimo quando ti racconto la giornata trascorsa oppure come si svolgerà quella seguente.
Sai a memoria un libro intero: Dentro di me, fuori di me

Abbiamo tolto il pannolino di giorno. Adesso usi le mutandine, le abbassi da sola per sederti sul vasino e poi le rimetti da sola, dopo esserti pulita con la carta igienica.

Metti e togli da sola le scarpe.
(Su questo argomento consiglio di leggere questo articolo del sito montessori a casa)

Hai imparato a salire da sola sul seggiolone, una conquista importante per la tua autonomia

Hai iniziato a giocare con altri bambini che non conosci, a staccarti qualche volta da me e fare amicizia al parco giochi.


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Il rispetto

Cosa significa seguire l’approccio educativo montessoriano? I principi alla base di questo approccio sono: la libertà, non intesa come anarchia, ma sempre guidata e mantenuta entro certi limiti posti dall’adulto; l’autonomia del bambino, che deve essere aiutata dall’adulto; il rispetto del bambino.
Rispettare il bambino significa considerarlo una persona. Una persona piccola, che crescendo si porta dentro tutte le sue competenze innate. Non un vaso vuoto che noi abbiamo il compito di riempire.
Per aiutare un bambino a crescere nel rispetto della sua persona, è necessario fare un passo indietro e rendersi conto che non abbiamo il compito di insegnare, ma solo di aiutare.
Cosa significa rispettare un bambino? Faccio solo alcuni esempi pratici, prendendo spunto da alcuni episodi a cui assisto quotidianamente.
Non si rispetta un bambino piccolo prendendolo di peso per spostarlo da una parte all’altra come fosse un pacchetto. Si rispetta un bambino quando ci si mette al suo livello, si guarda negli occhi, si parla con lui e gli si fa capire che stiamo per prenderlo, spiegando anche il perché di questo gesto.
Non si rispetta un bambino interrompendolo ogni momento mentre gioca, contempla, osserva qualcuno o qualcosa, si diverte, pensa, esplora…
Non è necessario dire continuamente ad un bambino cosa deve fare o non deve fare. Gli adulti dovrebbero mordersi la lingua la maggior parte delle volte che parlano ai bambini, pensarci due volte, aspettare e soprattutto osservare! Diamo tempo e modo ai bambini di fare esperienze, di capire da soli cosa è bene fare e cosa può essere pericoloso. Anticipare le loro intenzioni, ogni loro mossa dovendola discutere e giudicare, rende i bambini ansiosi, incapaci di pensare con la loro testa, insicuri…
I bambini trattati in questa maniera non vengono rispettati in quanto esseri umani in evoluzione, in quanto esseri in costruzione desiderosi di imparare, di crescere. Ma per crescere devono avere la libertà di movimento, di esplorazione che troppo spesso gli viene negata.
Non si rispetta un bambino quando lo si porta a spasso legato in un passeggino, senza possibilità di scendere, stare in terra, toccare qualcosa, muoversi in libertà.
Non si rispetta un bambino quando gli si negano esperienze, possibilità di provare ad essere autonomo. I bambini sanno di cosa hanno bisogno, sono spinti da un istinto naturale che li muove, che spinge a fare, a chiedere. E se trovano sempre un muro davanti alla fine si scoraggiano e capiscono che l’unico modo per sopravvivere sia arrendersi, rassegnarsi. I bambini che non protestano più si sono spenti, hanno smesso di lottare per il loro diritto di crescere autonomi, indipendenti e sani.


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Attività di vita pratica

Dopo aver passato tanto tempo ad osservare gli adulti che ha intorno, il bambino che ha ormai acquisito diverse capacità motorie, prova il desiderio di emulazione, di fondamentale importanza per la sua crescita.
È nella natura di ogni persona essere parte attiva del proprio nucleo sociale e collaborare in ogni attività. Rendere partecipi i bambini, fargli vedere come possono collaborare, come possono partecipare e aiutare in casa, in giardino, nei lavori manuali, li rende persone sicure, con una percezione sana di se stessi e del mondo. E non dimentichiamo che il lavoro manuale e la concentrazione aiutano lo sviluppo intellettuale del bambino e lo rendono calmo, soddisfatto e sereno.

Le attività di vita pratica di Em. intorno ai 18 mesi:

In bagno si siede su uno sgabello per togliersi i pantaloni o il pigiama (la parte superiore la sfilo io, lei sfila dalle gambe).

Appende la sua giacca e la sua borsetta in entrata, un grembiule e scopa e paletta in cucina.

In cucina, sopra la sua learning tower (un fai-da-te con sgabello ikea…) travasa, mescola, taglia cibi morbidi con un coltellino adatto, impasta, sbuccia cipolle e aglio.

Per i travasi, spesso le propongo barattoli o ciotole o bottiglie con del materiale come piccole pietre oppure cous cous o miglio da travasare con un cucchiaino.
Oppure una piccola brocca e un bicchiere per fare pratica. E uno straccetto per asciugare se versa l’acqua sul vassoio.
Allo stesso modo, se a tavola versa qualcosa, le passo lo straccetto e lei pulisce e asciuga.

Ha sempre mangiato da sola a tavola, con un cucchiaino, con le mani e poi con la forchetta. Beve da sola, ha un suo bicchierino di vetro della misura perfetta per le sue mani.

Quando mi vede passare la scopa, lei va subito a prendere la sua paletta e scopetta appesi e mi aiuta a raccogliere lo sporco e poi lo butta nella spazzatura.

Quando faccio la doccia, mi aspetta portandosi un gioco in bagno e poi stende il tappetino per me quando sto per finire (su sua iniziativa autonoma).

In sala prende un tappetino arrotolato che si trova sotto un mobile e lo stende per svolgere alcune attività specifiche (ha visto me farlo un paio di volte e poi ha iniziato a farlo senza che lo chiedessi io).

Porta posate, bicchieri e piatti (un pezzo alla volta!) dalla cucina alla sala da pranzo quando dobbiamo apparecchiare. E porta la sua tazzina con la sua bevanda per la colazione dalla cucina al suo tavolino.
Lungo il tragitto ripete ” piano piano…”

In bagno, sempre usando la learning tower, si lava le mani. E si lava i denti.

Mette i suoi vestiti sporchi nella cesta predisposta e carica la lavatrice, portando i vestiti dalla cesta alla lavatrice, dalla camera da letto al bagno, uno ad uno.

Rimette a posto i suoi giochi e i libri quando ha finito oppure a fine giornata. A volte lo facciamo insieme, a volte lo faccio solo io e lei guarda, a volte lo fa da se, senza necessità di esortazioni.

Ha a disposizione i fazzoletti e, quando ha bisogno di pulirsi il naso, le dico di prendere un fazzoletto solo (ovviamente la tentazione di prenderne tanti e alta..!) e lei prova a soffiarsi il naso.

Le ho proposto questa modalità per infilarsi la giacca in maniera autonoma http://athomewithmontessori.blogspot.it/2012/10/the-coat-flip.html
e ne è entusiasta!

 

Stanza di Em.


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Ambiente preparato in evoluzione

Il compito principale che abbiamo come genitori/ educatori è quello di preparare e curare l’ambiente in cui il bambino vive, si muove, lavora, è attivo, si riposa, interagisce con gli altri. Normalmente l’ambiente dell’adulto non è adatto al piccolo, che si sente dire continuamente no, che trova ostacoli ad ogni passo… Liberare il bambino è la prima cosa da fare. Osservarlo e comprendere le sue esigenze, la seconda. Di conseguenza riusciremo ad individuare gli arredi e i materiali migliori da mettere a disposizione, i giochi più adatti e ad eliminare tutto ciò che potrebbe essere pericoloso, che potrebbe creare ansia e nervosismo nell’atmosfera della nostra casa.
Un altro aspetto della preparazione dell’ambiente riguarda l’ordine, la bellezza, la semplicità e la pulizia: queste sono le caratteristiche che la nostra casa dovrebbe avere, sia per la mente assorbente del bambino piccolo, che porta dentro di se per la vita ciò che ha vissuto nel suo ambiente, sia per la necessità del bambino di sapere dove riporre ogni cosa, dove poter trovare gli oggetti che gli sono familiari, durante quello che viene chiamato “periodo sensitivo dell’ordine”.
Inoltre se tutta la casa è organizzata pensando al bambino, alle sue attività, alla sua voglia instancabile di lavorare, può risultare più semplice per tutti la gestione delle faccende quotidiane: se in ogni stanza il bambino ha uno scaffale basso a lui dedicato, con oggetti interessanti e adatti alla fase di sviluppo in cui si trova, può seguirci in giro per casa e avere sempre qualcosa da fare, qualcosa a cui dedicarsi con interesse.


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Autosvezzamento

Da quando ho deciso di avere un bambino, ho iniziato a prendere informazioni su un mondo che mi era abbastanza sconosciuto, a prendere confidenza con alcune tematiche che non facevano parte della mia vita, cercando in rete, leggendo libri. E cercando cercando ho capito che non esiste uno stile genitoriale unico, valido per tutti, ma soprattutto che affidandosi completamente ad un pediatra non si crescono i figli nella piena responsabilità e consapevolezza.

Anche per quanto riguarda l’argomento svezzamento, abbiamo deciso una via che ci era più congeniale rispetto a quella classica, la più battuta. La maggior parte dei pediatri segue uno schema prefissato, che non si sa bene da chi sia stato deciso. A 4/5 mesi suggeriscono di iniziare a dare la frutta omogeneizzata o grattuggiata per abituare al cucchiaino. Innanzitutto i bambini dovrebbero essere allattati al seno esclusivamente fino ai sei mesi di età, come da indicazioni dell’OMS. Inoltre non riesco a capire la necessità di abituare al cucchiaino quando i bambini di sei mesi portano naturalmente alla bocca ogni cosa che hanno in mano…Infatti Em. ha iniziato subito a usare il cucchiaino per mangiare. Per i primi tempi abbiamo messo qualcosa da mangiare sul cucchiaino e lei lo ha portato alla bocca ed è andata avanti così per un po’, finché un giorno ha deciso di voler fare da sola con le dita, sperimentando la presa a pinza.
Un’altra indicazione dell’OMS per lo svezzamento è quella di continuare l’allattamento fino a due anni e anche oltre, quindi non necessariamente bisogna smettere di allattare quando si introducono i cibi solidi. In maniera graduale i bambini svezzati in questo modo arriveranno a mangiare sempre più cibi solidi e sempre meno latte di mamma. Si tratta di uno svezzamento molto più libero e tranquillo rispetto allo svezzamento classico che vede i bambini imboccati, spesso a forza, e che pretende che il passaggio dal latte ai cibi normali avvenga dall’oggi al domani, abbandonando completamente l’allattamento. In questo modo i bambini sono costretti ad ingurgitare quantità di cibo improponibili e l’aspetto che viene a mancare è quello dell’esplorazione, dell’autonomia, della scoperta. Non c’e’ attenzione verso i tempi del bambino e le sue capacità di regolarsi.


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6 mesi

Em. ci sorprende ogni giorno di più. Raggiunti i sei mesi tutto è successo:
Ha iniziato a rotolare, poi a gattonare, si tira su in piedi, utilizza pollice e indice per prendere le cose piccole (presa a pinza), usa il cucchiaino e mangia da sola!
Entusiasmante!
Grazie a Montessori, Em. ha la libertà di movimento, data dal suo ambiente, che noi abbiamo creato a misura e adatto a renderla autonoma da subito. A volte vediamo cose che ci lasciano increduli: una bimba di sei mesi che si sveglia dal sonnellino pomeridiano e, senza dire nulla, scende dal letto e viene a cercarci. Oppure la vediamo passare da un gioco all’altro in totale libertà e autonomia: prima prende qualcosa dal suo scaffale e ci gioca per un po’, poi si sposta in un altro angolo della stanza per giocare con le bambole, poi si guarda un po’ allo specchio e infine si mette a pancia in su per giocare con i mobiles colorati appesi vicino allo specchio!
Sinceramente non avrei mai pensato e sperato questi risultati a soli 5/6 mesi, pur credendo completamente nell’applicazione dei principi montessoriani. Ma vederli realizzati è fantastico.