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Maria Montessori a casa nostra

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giornate estive

E’ estate, siamo in campagna e ci piace passare le giornate all’aperto il più possibile. Non abbiamo una vera routine: usciamo molto a passeggiare, andiamo al fiume, in piscina, passiamo molto tempo in giardino, ci occupiamo delle piante e dell’orto.

Anche il giardino, come la casa, è un ambiente preparato per aiutare l’autonomia di Em., organizzato in modo che possa spontaneamente iniziare un’attività senza l’aiuto di un adulto. L’attività preferita in giardino è giocare nella sabbiera, soprattutto per preparare dolci e pizze per noi, ma anche per fare castelli.

In questo periodo non organizzo attività particolari per Em. perché passiamo davvero poco tempo in casa. Quando usciamo a Em. piace portare la bambola col passeggino oppure esce in bicicletta.

 

Ogni tanto però nel pomeriggio capita di leggere un libro o di inventarci un lavoro da fare. Una volta abbiamo dipinto dei vasi di terracotta, un’altra volta abbiamo pitturato un porta bicchieri per le matite e i pennarelli. Altre volte abbiamo  visto com’è fatto un fiore e abbiamo seminato gli ortaggi per l’autunno.

La sera spesso usciamo, quindi i ritmi sono molto diversi dal solito. Tra pochi giorni dovremo prepararci ad una nuova routine e sicuramente avremo più tempo da passare in casa e per fare molti lavori interessanti!

 

 

 

 

 

 

 

Fare pratica in cucina


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Vita pratica, le polpette

Faccio le polpette di quinoa, Em. vede che utilizzo due cucchiai per farle e mi chiede di provare. Tenta qualche volta con la quinoa, ma non riesce. Poi mi viene un’idea: le dico che per imparare a fare qualsiasi cosa, serve molta pratica e le propongo di provare con la sabbia cinetica.

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Em. si concentra molto e lavora per un po’…

ed ecco le sue polpette!!

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Vita pratica, contare i soldi

Da qualche tempo Em. chiede di essere presa in braccio quando ci troviamo alla cassa per pagare nei negozi, per poter vedere bene come avvengono le operazioni.
Il suo gioco preferito a casa è far finta di essere una negoziante.
Alcuni mie vecchi portafogli sono diventati suoi e ha anche ricevuto in regalo dei portamonete, che porta sempre in borsa.
Da circa un anno riempiamo un piccolo salvadanaio con le monete che ci restano in tasca a fine giornata e ultimamente stiamo attingendo da quello per fare piccole spese.

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Ogni tanto Em. dice che vuole offrirci un caffè al bar, allora prendiamo il salvadanaio, da aprire con chiave e lucchetto, tiriamo fuori un po’ di monete, Em. legge la cifra su ogni moneta e poi le classifica dividendole per tipo in un contenitore a scomparti.

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Contiamo insieme quanti soldi abbiamo e poi si va a al bar!

 


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Attività proposte

Non capita tanto spesso di metterci a “lavorare” insieme con materiali montessori, in realtà capita di rado anche che si metta da sola a giocarci. Da qualche tempo, da quando ha compiuto tre anni più o meno, il gioco preferito di Em. è “fare finta di…” con bambole o senza, in realtà con qualsiasi oggetto le capiti a tiro. Quando vuole giocare con me o con suo papà le sue richieste sono soprattutto: ” curiamo la bambola?” ” facciamo finta che tu sei…e io sono…”e ultimamente ama molto giocare a fare finta di avere un negozio, lei ama stare alla cassa e io devo comprare tutto quello che mi viene in mente…decine di volte al giorno…!

L’altro giorno ho provato a proporle questa attività con le puntine e una lavagna di sughero che ho inserito in camera sua da qualche tempo. Abbiamo fatto insieme alcune forme geometriche utilizzando gli elastici, soprattutto abbiamo fatto degli esagoni e le è piaciuto molto il fatto di aver costruito un esagono, dentro un altro esagono, dentro un altro esagono…
Poi abbiamo scoperto insieme che gli elastici suonano, come fossero corde di una chitarra e ogni elastico emette un suono diverso a seconda di quanto è teso.

Gioco con elastici e puntine su lavagna di sighero

Abbiamo costruito delle forme geometriche e poi fatto suonare gli elastici!

Giochi con lettere smerigliate

Lettere smerigliate da abbinare ad un’immagine

Giochi con lettere smerigliate

Gioco a carte con lettere smerigliate

Una volta esaurito l’interesse per il gioco con gli elastici, mi è venuto in mente di coinvolgerla con le lettere smerigliate: ho utilizzato queste carte comprate insieme a delle carte disegnate. Ad ogni lettera corrisponde un disegno, ma essendo francesi possiamo utilizzarne solo alcune: c come casa, a come albero, s come sole, g come gelato.
In un vassoio ho messo da un lato le lettere e di fianco le carte disegnate da abbinare.
Per coinvolgerla ho pensato di giocare a carte con lei. Siccome vede spesso un gruppo di signori che giocano a carte in un circolo, ho catturato la sua attenzione. Io mettevo giù una lettera, lei doveva mettere giù la carta corrispondente e così via…

Dopo poco mi ha detto ” facciamo che tu sei la signora che viene a comprare e sto alla cassa..”!

È ancora presto per le lettere…

 

Libertà di movimento e di utilizzo dei materiali a disposzione


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Ordine e libertà

A volte capita di menzionare la pedagogia Montessori durante conversazioni con persone che non hanno mai approfondito l’argomento e appare evidente il pregiudizio verso questa pedagogia, molto conosciuta e apprezzata all’estero, ma poco in Italia, pur essendo il paese di origine di Maria Montessori.

Solitamente quello che le persone “sanno” per sentito dire è che si tratta di un metodo che si basa sulla libertà assoluta del bambino di fare ciò che vuole..! Altre volte si sente dire quasi il contrario, cioè che si tratta di un metodo troppo rigido.

In realtà al bambino viene garantita libertà di movimento all’interno di un ambiente organizzato.

La libertà assoluta in un ambiente non preparato dall’adulto, non ordinato, ma disorganizzato e caotico, può rendere il bambino insicuro, confuso, svogliato. Un ambiente privo delle risposte che il bambino ha bisogno di ricercare, non invita all’attività e porta probabilmente a comportamenti caotici e problematici.

L’ordine è necessario al bambino, innanzitutto perché è suo bisogno primario, infatti il periodo sensitivo dell’ ordine si manifesta nei suoi primi sei anni. Per ordine si intende che ogni cosa si trovi al suo posto, che venga riposta alla fine del suo utilizzo, ma anche che nell’ambiente del bambino si trovino i materiali e le condizioni adatte alla sua fase di sviluppo, che possa trovare i punti di riferimento (oggetti interessanti, persone amorevoli, ambiente adatto, occasioni per conoscere il mondo circostante) di cui ha bisogno per potersi muovere e per poter lavorare e crescere in serenità, per poter organizzare un ordine interiore.

La libertà offre al bambino infinite opportunità di sperimentazione e questo gli permette di crescere, conoscere, evolvere.

È sorprendente il momento in cui mi accorgo che Em. ha imparato qualcosa di nuovo e di importante e quando capisco che è arrivata in maniera del tutto autonoma ad acquisire una capacità, una competenza. Non sono stata io ad insegnarle a fare qualcosa, ma ho predisposto le cose in maniera che potesse liberamente imparare qualcosa e non perché io ho deciso che era il momento, ma perche lo era davvero per lei.

Nell’ordine e nella libertà il bambino ha la possibilità di creare e di crearsi, come gli viene spontaneamente di fare, perche è nella sua natura.

Come genitori trasmettiamo le regole che servono a creare un ordine necessario, ma perché possano essere recepite e rispettate devono essere regole giuste, poche e spiegate. A me non interessa che mia figlia mi ubbidisca, piuttosto preferisco che abbia fiducia in me e che mi ascolti. Se creo un rapporto di fiducia con lei, so che mi ascolterà quando sarà veramente necessario. Sicuramente non vorrà ascoltarmi sempre o fare sempre come le dico, e trovo che questo sia assolutamente sano e normale! L’importante è che ci sia dialogo e ascolto reciproco e capacità di arrivare a compromessi quando serve.

Per quanto riguarda l’idea di rigidità che molti hanno del metodo Montessori, temo purtroppo che dipenda dall’ errata interpretazione da parte di alcuni, che non capiscono il significato profondo degli insegnamenti di Maria Montessori e non li sanno applicare quando si rapportano con i bambini. Infatti mi è capitato spesso di vedere scuole Montessori o ad indirizzo Montessori, che possono vantare di avere qualche materiale, ma in cui manca totalmente lo spirito che sta alla base di questo approccio.

Bisogna tenere a mente che il metodo non esiste, esiste solo il bambino. Osservare e comprendere il bambino viene prima di tutto il resto. Il bambino è il maestro. Il materiale ad esempio, dovrebbe essere al suo servizio, non al servizio di un “metodo”. Lo scopo del materiale Montessori è quello di proporre al bambino oggetti per lui interessanti, che lo possano rendere autonomo nell’apprendere qualcosa.  Un bambino non interessato ad un materiale, non deve essere costretto ad usarlo perché evidentemente non è il suo momento.

E se il materiale non viene utilizzato nella maniera precisa per cui è stato concepito, non è per forza un male. Se si crede nella libertà di azione del bambino, si lascia fare, in modo che possa sperimentare e magari arrivare allo stesso scopo, ma in maniera diversa, più creativa. Per me le cose importanti quando si utilizza il materiale Montessori sono: che deve essere rispettato e utilizzato nel rispetto di cose e persone e che deve essere stato presentato al bambino almeno una volta nel modo giusto prima che possa farne uso. Dopodiché, capito il significato e lo scopo del materiale, se ne può fare un uso alternativo, purché utile, sensato e rispettoso.

stava giocando con delle perline da infilare, quando torno da lei trovo questo: ha infilato dei bastoncini di legno nei buchi della macchinina e poi le perline nei bastoncini.


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Il gioco libero e spontaneo

Fin da quando ha iniziato a strisciare, Em. ha sempre avuto libertà di movimento e noi abbiamo sempre cercato di offrirle un ambiente attraente, semplice, ordinato. I materiali e i giochi che abbiamo scelto per lei e introdotto alla sua altezza nel suo ambiente, cioè in tutta la casa, hanno le stesse caratteristiche: belli alla vista e al tatto, semplici, naturali (anche qualche gioco di plastica).

Il bambino normalmente non ha bisogno di stimoli, ha invece bisogno di dare un ordine a tutte le sensazioni che riceve dal mondo esterno; è un esploratore, e come tale si appresta a scoprire il mondo attraverso il movimento e le attività libere.

Per aiutare il bambino esploratore è utile offrirgli alcuni materiali e giochi che lo portano ad essere attivo.

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Il bambino ha bisogno di trovare oggetti a sua disposizione che possano essere spostati, usati e riutilizzati, facendo anche tentativi creativi, senza che qualcuno intervenga dando consigli, facendo complimenti o commenti. Oggetti vari che il bambino può far diventare qualsiasi cosa utilizzando la fantasia.
Em. utilizza boccette e scatolette come medicine per curare il suo orsetto o la bambola. Oppure una scatola o contenitore qualsiasi può diventare un piatto da portata con qualcosa di buono da farci assaggiare.

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Quando siamo in casa Em. è sempre indaffarata, ha sempre qualcosa da fare. E mi piace trovare in giro il frutto delle sue esplorazioni, della sua continua ricerca, del suo lavoro.

stava giocando con delle perline da infilare, quando torno da lei trovo questo: ha infilato dei bastoncini di legno nei buchi della macchinina e poi le perline nei bastoncini.

stava giocando con delle perline da infilare, quando torno da lei trovo questo: ha infilato dei bastoncini di legno nei buchi della macchinina e poi le perline nei bastoncini.

 

 

 

 

 

 

 

ha sdraiato questi animali di lego su dei letti fatti con dei bastoncini di legno colorati

ha messo sdraiati questi animali di lego su dei letti fatti con dei bastoncini di legno colorati

Io credo che il bambino non abbia bisogno di una cucina finta super attrezzata e troppo realistica per il gioco simbolico, fa benissimo lo stesso con la fantasia, con quello che trova.

ha messo a scaldare una padella (un misurino del detersivo) sul buco di questo gioco

ha messo a scaldare una padella (un misurino del detersivo) sul buco di questo gioco, diventato un fornello per l’occasione

 

 

 

 

 

 

questa è la sua casetta fatta con i libri

questa è la sua casetta fatta con i libri

 

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Periodi sensitivi

Maria Montessori riprende il concetto dei “periodi sensitivi” che furono scoperti in natura, in particolar modo negli insetti, ritrovandoli anche nei bambini. I bambini non crescono a caso, ma attraversano delle fasi in cui le loro “passioni psichiche”, i loro interessi, si focalizzano su un determinato aspetto o su un’attività precisa. Ogni fase porta a nuove conquiste e allo sviluppo del bambino. Attraversarle nel migliore dei modi è importante per una crescita armoniosa ed equilibrata.
Il bambino sente naturalmente una spinta interiore che lo orienta verso qualcosa di utile al suo sviluppo e trae nutrimento per la sua crescita psichica dall’ambiente in cui vive. Per questo è fondamentale preparare l’ambiente del bambino in modo che possa trovare le situazioni e le cose necessarie alla fase di crescita che sta vivendo.
Durante il periodo sensitivo il bambino che ha la possibilità di sfogare una particolare passione psichica, lavora con entusiasmo e apprende con estrema facilità, prova gioia e felicità nello svolgimento della sua attività.
Questi speciali periodi sono caratterizzati da sensibilità passeggere, che hanno un termine e vengono oggi chiamati dai neuroscienziati “finestre aperte sul cervello”.
Vediamo alcuni esempi:
– nei primi anni il periodo sensitivo del linguaggio permette ai bambini di assorbire non solo una lingua, ma anche una seconda, una terza…con naturalezza e facilità
– il periodo sensitivo del movimento dura dalla nascita ai sei anni circa, ma soprattutto durante il primo anno di vita i bambini si concentrano molto sul movimento e devono essere liberi di allenarsi, fare i tentativi che sentono di fare, trovando oggetti interessanti da afferrare, un tappeto per strisciare e rotolare, appigli per alzarsi etc etc…
Più tardi i bambini hanno bisogno di allenare la motricità fine attraverso vari esercizi e attività, soprattutto quelle di vita pratica.
– intorno ai quattro anni si impara a leggere e scrivere facilmente, mentre dopo i sei anni si fa molta più fatica. Anche i numeri risultano più interessanti prima dei sei anni. Per questo motivo non si dovrebbe aspettare l’inizio della scuola primaria per introdurre lettere e numeri.

Ogni bambino è un individuo unico e per questo motivo esiste solo un modo per riconoscere le fasi che attraversa: l’osservazione.
Io cerco di osservare molto Em. e di capire le fasi che vive guardandola mentre gioca liberamente nel suo ambiente. Cerco di capire che tipo di lavoro la attira, se ha perso interesse per qualcosa e faccio alcuni tentativi per verificare se ho capito bene i suoi bisogni, inserendo nuovi oggetti e attività nel suo ambiente.

Il periodo sensitivo dell’ordine, che si manifesta dall’anno fino ai due/tre anni, è molto particolare, può essere difficile da comprendere appieno e soprattutto può risultare complicato da gestire. A volte capita che i bambini facciano richieste che a noi possono sembrare assurde. Ad esempio a volte capita che Em. chieda che le venga passata la tazza di latte non direttamente dal padre che la riempie, ma da me. Perché? Non lo sappiamo e non possiamo comprederlo, ma ci fidiamo di lei e la assecondiamo.
Per “periodo sensitivo” dell’ordine non si intende soltanto l’ordine come lo concepiamo noi, ma può trattarsi di un ordine che segue schemi particolari che il bambino utilizza per costruirsi, in cerca di riferimenti precisi e che talvolta sfuggono alla nostra comprensione.
A volte Em. chiede con forza di ripetere alcuni gesti in determinate situazioni
perché ha bisogno di seguire una certa routine, perché ha bisogno di rifare qualcosa esattamente come il giorno prima.
Spesso queste richieste ostinate possono risultare noiose a noi adulti. Quante volte si sente dire di un bambino che fa i “capricci”! Questo modo di pensare viene dalla scarsa conoscenza dei bambini, di come sono fatti e di come avviene il loro normale sviluppo.
Bisogna avere fiducia nei bambini che, se vengono rispettati per quello che sono, senza forzature, ci ascolteranno e si fideranno di noi.

Attività con scolapasta e scovolini


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La concentrazione

La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.
Quindi come possiamo sapere se stiamo offrendo l’ambiente giusto al bambino, se stiamo proponendo i materiali e giochi adatti? Osserviamo il bambino e se lo vediamo muoversi nel suo ambiente e fermarsi davanti a qualcosa, afferrarlo e iniziare a “lavorarci”, significa che ha ciò che gli serve.

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i bambini devono poter raggiungere in autonomia i materiali e giochi messi a disposizione nel loro ambiente

Fondamentale è il nostro ruolo di adulto che prepara e organizza l’ambiente in maniera discreta e poi non interviene, non interrompe, non infastidisce il bambino mentre opera, mentre gioca e lavora. Perché il bambino in quel momento sta facendo qualcosa di importante per il suo sviluppo, si sta costruendo, sta crescendo. Una parola, un “aiuto” a svolgere qualsiasi attività, un suggerimento …ed ecco che il bambino si distrae, perde interesse per quello che sta a facendo, passa ad altro. Soprattutto il rischio è quello di creare una dipendenza nei nostri confronti e di rendere il bambino insicuro.
Un bambino a cui l’adulto non ha dato fiducia, libertà di movimento in un ambiente tutto a misura, possibilità di agire indisturbato in un ambiente dotato di materiali e oggetti di uso quotidiano da manipolare e scoprire, potrebbe diventare insicuro, avere scarsa autostima e poca conoscenza delle sue possibilità e capacità.
I bambini imparano da soli, con i loro tempi. I giochi possono essere un valore aggiunto nella vita di un bambino, se ben selezionati. Ma non sono fondamentali per la sua normale crescita. Ciò che davvero serve sono oggetti di uso comune, che fanno parte della nostra vita e delle nostre case o materiali naturali dei nostri giardini e dei parchi: bottiglie e scatole da aprire e chiudere, pigne, legnetti, pietre che i bambini raccolgono e oggetti vari di questo tipo.

non solo giocattoli, ma oggetti della quotidianità, di uso comune.

uno scaffale basso in cucina con: 3 paia di bottigliette trasparenti contenenti fagioli, riso soffiato e miglio, altri oggetti appartenenti alla cucina.

Una volta esaurito un prodotto contenuto in un barattolo o scatola, lo posiziono su una mensola bassa di Em. Lei quando lo vede lo prende e inizia a studiarlo e a lavorarci. Decide lei se e per quanto tempo occuparsene. E lo ritroverà allo stesso posto nei giorni a seguire per continuare da dove aveva interrotto. Questo lo faccio da sempre. Altrettanto con borse, cappelli, astucci, portafogli. Le ho messo a disposizione questi oggetti, ben inseriti nel suo ambiente, in maniera sensata e ordinata. Lei indossa i cappelli davanti allo specchio, le collane, una cravatta. Oppure porta in giro per la casa e fuori casa le sue borse. In questa maniera impara molto di se stessa e mette in pratica le diverse abilità motorie, come aprire e chiudere cerniere, scatole, tappi, infilare gli oggetti, indossare i cappelli, portare una borsa etc etc.

materiale di uso quotidiano a disposizione nell'ambiente

Una sorta di cestino dei tesori, un cestino con bottiglie e tappi da abbinare, una bottiglietta in cui inserire mollette da pacchi, un contenitore che contiene vari oggetti per fare rumore, pentolini, una scatola con dentro dei giochi e una con dei sottobicchieri di sughero

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22 mesi

I tuoi 22 mesi sono pieni di novità e di progressi importanti.
Importanti progressi nel linguaggio: ormai parli bene, chiedi sempre il perché di ogni cosa, vuoi che ti spieghi tutto più volte, ancora e ancora!
Sei curiosa e vuoi capire tutto quello che succede, cosa diciamo e perché, cosa facciamo, quello che succede intorno a noi.
Mi chiedi spesso: mamma, cosa fai? Perché ? Cosa fa? A cosa serve?
Quando ti spiego, rispondi “Ho capito!”.
La sera mi racconti quello che ti è rimasto impresso della giornata trascorsa.
E ti piace moltissimo quando ti racconto la giornata trascorsa oppure come si svolgerà quella seguente.
Sai a memoria un libro intero: Dentro di me, fuori di me

Abbiamo tolto il pannolino di giorno. Adesso usi le mutandine, le abbassi da sola per sederti sul vasino e poi le rimetti da sola, dopo esserti pulita con la carta igienica.

Metti e togli da sola le scarpe.
(Su questo argomento consiglio di leggere questo articolo del sito montessori a casa)

Hai imparato a salire da sola sul seggiolone, una conquista importante per la tua autonomia

Hai iniziato a giocare con altri bambini che non conosci, a staccarti qualche volta da me e fare amicizia al parco giochi.


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Il rispetto

Cosa significa seguire l’approccio educativo montessoriano? I principi alla base di questo approccio sono: la libertà, non intesa come anarchia, ma sempre guidata e mantenuta entro certi limiti posti dall’adulto; l’autonomia del bambino, che deve essere aiutata dall’adulto; il rispetto del bambino.
Rispettare il bambino significa considerarlo una persona. Una persona piccola, che crescendo si porta dentro tutte le sue competenze innate. Non un vaso vuoto che noi abbiamo il compito di riempire.
Per aiutare un bambino a crescere nel rispetto della sua persona, è necessario fare un passo indietro e rendersi conto che non abbiamo il compito di insegnare, ma solo di aiutare.
Cosa significa rispettare un bambino? Faccio solo alcuni esempi pratici, prendendo spunto da alcuni episodi a cui assisto quotidianamente.
Non si rispetta un bambino piccolo prendendolo di peso per spostarlo da una parte all’altra come fosse un pacchetto. Si rispetta un bambino quando ci si mette al suo livello, si guarda negli occhi, si parla con lui e gli si fa capire che stiamo per prenderlo, spiegando anche il perché di questo gesto.
Non si rispetta un bambino interrompendolo ogni momento mentre gioca, contempla, osserva qualcuno o qualcosa, si diverte, pensa, esplora…
Non è necessario dire continuamente ad un bambino cosa deve fare o non deve fare. Gli adulti dovrebbero mordersi la lingua la maggior parte delle volte che parlano ai bambini, pensarci due volte, aspettare e soprattutto osservare! Diamo tempo e modo ai bambini di fare esperienze, di capire da soli cosa è bene fare e cosa può essere pericoloso. Anticipare le loro intenzioni, ogni loro mossa dovendola discutere e giudicare, rende i bambini ansiosi, incapaci di pensare con la loro testa, insicuri…
I bambini trattati in questa maniera non vengono rispettati in quanto esseri umani in evoluzione, in quanto esseri in costruzione desiderosi di imparare, di crescere. Ma per crescere devono avere la libertà di movimento, di esplorazione che troppo spesso gli viene negata.
Non si rispetta un bambino quando lo si porta a spasso legato in un passeggino, senza possibilità di scendere, stare in terra, toccare qualcosa, muoversi in libertà.
Non si rispetta un bambino quando gli si negano esperienze, possibilità di provare ad essere autonomo. I bambini sanno di cosa hanno bisogno, sono spinti da un istinto naturale che li muove, che spinge a fare, a chiedere. E se trovano sempre un muro davanti alla fine si scoraggiano e capiscono che l’unico modo per sopravvivere sia arrendersi, rassegnarsi. I bambini che non protestano più si sono spenti, hanno smesso di lottare per il loro diritto di crescere autonomi, indipendenti e sani.